novembre 2007 – gennaio 2008
La lettura de “Il tuo corpo ti parla” di Laura Bertelè è una traversata dei mari della sofferenza, affrontata con l’eclettismo di una donna insolita, che si spinge con i mezzi di cura oltre il canonico. Giunge alla conclusione che la medicina non è una scienza esatta e che parte delle acquisizioni giace all’ombra del dubbio. Comunica con i pazienti attraverso il significato dei sintomi e stabilisce con loro un’alleanza terapeutica.
Promuove le ”medical humanities” (supporto relazionale ai pazienti, basato su rispetto,
comprensione e solidarietà) e l’approccio bio-psico-sociale alla malattia.“A volte la fortuna guida dentro al porto navi senza pilota”; qui nulla è casuale; la stella polare che orienta l’impegno lavorativo è la presa in carico dei pazienti, l’amore per la professione e la volontà di dedicarsi agli altri.
Oltre a saper usare il cervello e le mani
L. Bertelè mette in gioco il cuore.
La sua regola aurea è non negarsi, imparare a convivere con le proprie emozioni, comprese le paure.
Le scelte umane e professionali di L. Bertelè ci hanno offerto l’opportunità di una condivisione
liberante.
Siamo partiti come pionieri per numerosi motivi, non ultimo quello di interrogarci per riaffermare i principi elementari:
1. l’esistenza come fenomeno biologico comporta una serie continua di adattamenti, disadattamenti e riadattamenti;
2. l’organismo è un inscindibile binomio psico-corporeo, che è in condizione di salute quando funziona con efficacia nell’affrontare i propri bisogni.
Partendo da formazioni molto
diverse abbiamo accettato il dubbio ed il rischio di discostarci dalle logiche materialistiche di oggi: abbiamo usato la vigilanza etica.
Usare la vigilanza significa lavorare perché il discernimento ci mantenga consapevoli su ciò che è prioritario e su ciò che deve rimanere secondario. Gli stili di vita suggeriti dai “mass media “ non sono verità immodificabili, si possono mettere in discussione. Non esiste un unico modello di vita sana, valido per tutti; è realistico pensare che ciascuno di noi possa ricercare e trovare la propria strada verso la “salute”, intesa come “completo benessere fisico, psichico e sociale”, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma ciò è possibile solo a condizione di non abbandonarsi pigramente all’imitazione degli stereotipi proposti quotidianamente dalla comunicazione di massa e di non lasciarsi irretire dai miti della modernità. E’ necessario invece investire energie nella ricerca dell’equilibrio possibile tra noi stessi e il mondo e, dentro di noi, tra la nostra mente e il nostro corpo, cercando di superare, con il dialogo da una parte e l’introspezione dall’altra, le crepe e le barriere piccole o grandi, prodotte nel tempo dagli insuccessi vissuti in modo traumatico o formatesi per la sedimentazione di conflitti irrisolti.
Gli insegnanti di DINAMICA sono attenti alla concezione olistica dell’individuo. Il loro ambiente di lavoro è il luogo umano - persone, rapporti, clima comunicativo – che si caratterizza come contesto di vita per aiutare l’allievo a conoscere ed apprendere. Si tratta di una educazione “su misura” nel senso di voler dare a ciascuno l’aiuto più efficace, la risposta più pertinente alla domanda di formazione che esprime ed ai problemi che manifesta, e viene spinto ad attualizzare le proprie potenzialità.