Radio dinamica News - Anno IV, N. 9
settembre - ottobre - novembre 2007
20 anni da contadini Le
rievocazioni rischiano di essere noiose. Se poi diventano autocelebrazioni, si
cade nello stucchevole.
Però 20 anni sono una bella tappa e non volevamo farla
passare inosservata.
Abbiamo
deciso di fare due sole cose: pubblicare un numero speciale di RadioDinamicaNews
e cercare di definire sinteticamente il nostro lavoro di questi anni.
Lo
speciale è questo, di cui state leggendo la versione per il web, ma per la cui versione stampata abbiamo voluto riprendere i colori dei depliant dal 1987.
La definizione è: CONTADINI.
Una
scelta per niente umile, badate bene, se è vero che è l’unica definizione che Gesù
dà di Dio: “Mio Padre è un contadino”.
E
allora in cosa consiste un mestiere tanto nobile?
Lavorare
la terra, gettare il seme.
E attendere.
Se nasce qualcosa, lavorarci attorno
per agevolare la crescita.
E attendere.
Se la pianta si consolida, potare,
pulire, concimare.
E attendere.
Uno
che fa un mestiere così, se un giorno si trova un bel frutto tra le mani, non
può illudersi che sia opera sua. Anche nella nostra era supertecnologica, solo
una cieca presunzione può indurre a pensare che il risultato dipenda
principalmente dall’ opera svolta. Il lavoro ha senso solo perché c’è il seme,
che è dotato di una potenza esplosiva.
A
Dinamica noi lavoriamo con persone, attraverso il loro corpo, ma il processo è
identico: in base all’esperienza fatta su noi stessi, il nostro compito può
solo essere di proporre stimoli, suggerire strade, aprire possibilità. Il
grosso, l’essenziale, è opera del seme che ognuno ha dentro di sé.
La
sola (si fa per dire!) differenza tra una pianta ed un uomo è che il vegetale
trova spontaneamente la sua forma, mentre l’essere umano deve mettere in gioco
la sua libertà per scoprire con pazienza l’IO, anche corporeo, che è stato
posto misteriosamente nel profondo del proprio essere.
E’
chiaro che vorremmo che venisse fuori un IO molto alla moda: bello, efficiente,
in salute, competitivo,…Ma se volessimo imporre il nostro modello, ne
risulterebbe un mostro, un cocomero cubico come quello fatto dai giapponesi.
Ciò che verrà fuori non corrisponderà mai ai nostri calcoli, ma ci soddisferà
molto di più, anzi pienamente, perché è per quello che siamo stati fatti.
Quindi,
cari amici e soci, bisogna che entriate anche voi nel ruolo. Per coltivare il
fiore che ciascuno è e nello stadio della vita che sta percorrendo, bambino, …….ragazzo……..o
adulto……., non si può delegare nessuno.
Bisogna accettare di fare i CONTADINI
e, laboriosamente, attendere.
La fioritura vi stupirà.