Radio dinamica News, Anno III, n. 6, settembre - ottobre - novembre 2006 EDITORIALE Centrate il bersaglio, mirate al cuore!
Per ottenere un risultato, per centrare un bersaglio, ci vuole certamente una buona mira, ma prima deve essere ben chiaro quale è l’obiettivo, a cosa si tende.
Sembra una banalità, ma nel campo dell’attività motoria è forse la difficoltà maggiore.
Due bersagli ben diversi ci si presentano, tra loro molto lontani, anzi contrapposti.
Da una parte siamo attratti dall’immagine di un corpo bello, perfetto, sano, giovane, vincente, ecc. che, forte anche del sostegno di tanta pubblicità, costituisce un modello quasi obbligato a cui conformarci.
Seguire questa strada ci mette inevitabilmente nella prospettiva di una snervante e alla fine illusoria rincorsa.
Dall’altra c’è il richiamo realistico dell’esperienza quotidiana del nostro corpo, dove i desideri di star bene, di esprimerci, di entrare in relazione con l’altro, ecc. devono confrontarsi con le condizioni concrete, le caratteristiche personali, i limiti oggettivi del vivere. Sembra che accontentarsi del meno peggio sia la sola possibilità.
Come uscire dalla contraddizione?
Come conciliare desiderio e condizionamenti? La soluzione non è impossibile, anzi è un’avventura affascinante; ma tutto dipende da come concepiamo quella parte del mondo che ci è più “vicina”, tanto vicina che senza di essa neppure esisteremmo: il nostro corpo.
Perché il corpo non è un oggetto qualunque di cui servirsi o, peggio, da manipolare a piacimento.
Meravigliosamente complesso e armonioso, e contemporaneamente fragile ed imperfetto, costituisce la prima e fondamentale “forma” del nostro IO, nasconde ed insiemeesprime la misteriosa scintilla che ognuno è, il “cuore di umanità” che ci costituisce.
Lavorare sul corpo equivale a lavorare sulla persona; ogni cellula, fibra, organo sono intimamente legati al nostro “centro” misterioso; paradossalmente il vero obiettivo dell’attività fisica si colloca ad un livello che non è solo materiale.
Solo il “cuore” quindi può essere il bersaglio adeguato quando si svolge attività motoria.
Ed è un lavoro educativo che non si esaurisce quando si diventa adulti, ma che prosegue per tutta la vita accompagnando le trasformazioni che il corpo subisce, in un’avventura non semplice né lineare, talvolta drammatica, ma sempre interessante e coinvolgente.
Un lavoro molto personale che non necessita di esperti a cui affidarsi passivamente, ma di “maestri” in cui la professionalità è strumento per accompagnare in un cammino da fare insieme.
E’ importante allora stare bene attenti quando si sceglie, per sé o i propri figli, quale attività motoria svolgere e soprattutto con chi, perché c’è in gioco molto di più di una sagoma da poligono.